La sicurezza dei lavoratori impegnati negli scavi in sotterraneo – in particolare nelle operazioni condotte con TBM e nelle attività svolte dai cassonisti – converge al centro dell’attenzione normativa con la pubblicazione delle nuove indicazioni operative dedicate al rischio specifico per il personale esposto ad atmosfere iperbariche. Il documento, elaborato dal Coordinamento Tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e Province autonome in collaborazione con INAIL e Istituto Superiore di Sanità, rappresenta un aggiornamento importante nel quadro della prevenzione degli agenti fisici disciplinati dal D.Lgs. 81/2008.
L’obiettivo delle nuove linee guida è fornire criteri tecnici più chiari e uniformi per la gestione delle attività svolte in ambienti caratterizzati da pressioni superiori a quella atmosferica, una condizione operativa tipica in numerosi cantieri sotterranei e nelle lavorazioni di fondazione profonda.
Il rischio iperbarico nello scavo meccanizzato
Nel contesto delle costruzioni underground, il rischio iperbarico riguarda soprattutto le lavorazioni eseguite in presenza di aria compressa o in condizioni di pressione controllata. Si tratta di situazioni operative frequenti nei lavori di consolidamento del fronte di scavo e nelle manutenzioni delle teste di scavo delle TBM, dove gli operatori devono intervenire all’interno della camera di scavo, mantenuta in pressione per garantire la stabilità del terreno e impedire infiltrazioni.
In questi contesti operano figure specializzate, che svolgono attività in ambienti iperbarici “a secco”, cioè non subacquei ma comunque caratterizzati da una pressione della miscela respiratoria superiore a quella atmosferica. Secondo la definizione adottata dal quadro normativo, si parla di esposizione iperbarica quando la pressione dell’ambiente di lavoro supera di almeno il 10% quella presente al livello del mare.
Questa condizione determina un aumento della pressione dei gas respirati dall’operatore, con conseguenti effetti fisiologici che devono essere gestiti attraverso procedure rigorose di compressione e decompressione, analogamente a quanto accade quando ci si immerge in profondità sott’acqua e poi si deve risalire in superficie.

Effetti sull’organismo e patologie associate
L’esposizione ad atmosfere iperbariche comporta rischi specifici legati alla dissoluzione dei gas inerti nei tessuti corporei durante la fase di permanenza in pressione. Nel momento in cui il lavoratore torna alla pressione atmosferica, questi gas devono essere eliminati gradualmente dall’organismo.
Se il processo non avviene in modo controllato, possono manifestarsi diverse patologie, tra cui patologie da decompressione, barotraumi polmonari o dell’orecchio medio, embolie gassose arteriose, narcosi da azoto, ipercapnia o ipossia e, infine, effetti neurologici o osteoarticolari che si estendono nel lungo periodo.
Proprio le forme di osteoartropatie legate all’esposizione prolungata ad ambienti iperbarici, sono oggi riconosciute tra le malattie professionali tabellate dall’INAIL. La gestione del rischio non riguarda quindi soltanto la sicurezza immediata del lavoratore durante l’attività di scavo o manutenzione, ma anche la prevenzione degli effetti cronici legati a esposizioni ripetute nel tempo.
La valutazione del rischio nei cantieri TBM
Le nuove linee guida introducono un approccio metodologico più strutturato alla valutazione del rischio iperbarico, che deve essere integrato nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) ai sensi degli articoli 28 e 181 del D.Lgs. 81/2008.
Il processo di analisi prevede diversi passaggi fondamentali, tra cui la verifica dell’idoneità sanitaria degli operatori, la definizione della miscela respiratoria utilizzata e conseguentemente la scelta delle tabelle di decompressione adottate. Fondamentale anche la corretta verifica della formazione specifica dei lavoratori, così come un’analisi approfondita delle attrezzature e delle tecnologie impiegate e la valutazione dei rischi interferenti presenti nel cantiere.
Particolare attenzione viene posta alla gestione delle pressioni parziali dei gas respirati dagli operatori. Le linee guida introducono uno schema di valutazione basato su un sistema di codici colore che permette di individuare rapidamente condizioni operative sicure o potenzialmente critiche per ossigeno, azoto e anidride carbonica. Questo approccio consente una gestione più consapevole dei parametri ambientali durante le attività in pressione, contribuendo a prevenire fenomeni di tossicità o narcosi.
Sorveglianza sanitaria e ruolo del medico iperbarico
Un altro elemento centrale delle nuove indicazioni riguarda la sorveglianza sanitaria degli operatori esposti al rischio iperbarico. Il documento chiarisce che la responsabilità di questo processo resta in capo al medico competente, il quale può avvalersi della consulenza di un medico iperbarico specializzato.
Gli accertamenti sanitari devono essere programmati con cadenza periodica e comprendere esami mirati a verificare l’idoneità del lavoratore alle condizioni di pressione. Tra gli accertamenti più comuni figurano l’elettrocardiogramma, la spirometria, esami audiometrici, radiografia del torace fino a controlli neurologici e ortopedici. La frequenza dei controlli può variare in base all’età del lavoratore, all’anzianità di servizio e all’intensità dell’esposizione.
Emergenze e gestione operativa
Le linee guida dedicano particolare attenzione alla gestione delle emergenze nei cantieri dove si svolgono attività in ambiente iperbarico. Il datore di lavoro è tenuto a predisporre procedure specifiche che prevedano, tra l’altro, la disponibilità di sistemi di trattamento immediato in caso di incidente da decompressione.
Se il centro iperbarico più vicino non è raggiungibile in tempi compatibili con la gestione dell’emergenza, l’impresa deve prevedere la presenza in cantiere di una camera iperbarica attrezzata o di una struttura equivalente sulla nave o piattaforma di appoggio.
Durante il trasferimento dell’infortunato deve essere sempre garantita la somministrazione di ossigeno normobarico, misura fondamentale per limitare l’evoluzione delle patologie da decompressione.
Documentazione tecnica e responsabilità delle imprese
A supporto del DVR, le nuove indicazioni prevedono la redazione di una Relazione Tecnica specifica, che deve includere una descrizione delle attività iperbariche svolte, le procedure operative adottate, l’analisi delle miscele respiratorie e delle tabelle di decompressione unitamente a un piano di evacuazione medica e a una valutazione dei rischi interferenti nei cantieri con più imprese.
L’obiettivo è garantire una tracciabilità completa delle scelte organizzative e tecniche adottate dall’impresa per la gestione del rischio iperbarico.












