mer | 13 | novembre | 2019

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CON L’INTERVENTO DI TREVI, CONSOLIDATA LA SICUREZZA DEL PONTE VESPUCCI A FIRENZE

CON L’INTERVENTO DI TREVI, CONSOLIDATA LA SICUREZZA DEL PONTE VESPUCCI A FIRENZE

Il 24 ottobre 2019 scorso è stato riaperto al pubblico il ponte Amerigo Vespucci di Firenze, chiuso al traffico da quasi un anno per consentire lo svolgimento dei lavori di messa in sicurezza. La struttura, progettata dall’ingegner Riccardo Morandi, aveva infatti mostrato preoccupanti fenomeni di erosione sotto la pila sinistra del ponte. Trevi, che proprio in un recente passato era intervenuta con pieno successo al ripristino del Lungarno Torrigiani, è stata richiamata a Firenze per occuparsi, nell’ambito di un consorzio d’imprese, della messa in sicurezza delle fondazioni al di sotto della pila sinistra dello stesso Ponte Vespucci. Un intervento di non poco conto che ha richiesto l’esecuzione di iniezioni attraverso canne a manchettes (TAM), installate mediante perforazioni direzionate di piccolo diametro.

CON L'INTERVENTO DI TREVI, CONSOLIDATA LA SICUREZZA DEL PONTE VESPUCCI A FIRENZE - Perforare -  - Case History News Perforazioni ponti 1

Durante la conferenza stampa per l’inaugurazione e la riapertura del Ponte, il sindaco di Firenze, Dario Nardella ha ringraziato pubblicamente la stessa Trevi per la brillante risoluzione delle problematiche di sicurezza. “Si tratta di uno degli interventi più complessi mai fatti sui ponti a Firenze negli ultimi decenni, dopo quello sul Viadotto dell’Indiano – ha rimarcato Nardella – È stata un’operazione molto complessa dal punto di vista ingegneristico, che avevamo deciso prima del disastroso crollo di Genova. Ed è anche l’unico ponte realizzato dall’ingegner Morandi in Italia che è stato messo in sicurezza”. “I lavori si erano resi necessari perché la corrente del fiume aveva scavato una profonda fossa di erosione al di sotto della pila sinistra del ponte – spiegano in una nota i tecnici di Palazzo Vecchio – Le lavorazioni, complesse, sono state effettuate durante periodi in cui le correnti erano importanti. Le iniezioni di malte di consolidamento attraverso sonde teleguidate dalla sponda dell’Arno sono andate a inserirsi, comunque, esattamente nei punti dove era necessario effettuare l’intervento”.  
In considerazione della particolare delicatezza dell’opera, nel corso dello svolgimento dei lavori di messa in sicurezza, Trevi ha allestito un campo prove che ha consentito di validare il metodo e i materiali scelti; nel corso dell’intervento la struttura è stata costantemente monitorata per verificare gli effetti prodotti dalle lavorazioni di perforazione e iniezione. In particolare è stata installata una stazione totale su di un edificio che attraverso dei sensori posti su diverse parti del ponte, ha avuto il compito di verificare i movimenti della struttura e delle fondazioni.
Durante le perforazioni e le iniezioni, il sistema di monitoraggio del ponte ha sempre e solo indicato valori di movimento ciclico dovuti esclusivamente all’escursione termica. L’efficacia è stata verificata attraverso delle prospezioni geofisiche, in particolare sismiche, comparando la situazione ex-ante con quella successiva all’intervento.

Allo scopo di minimizzare il rischio di movimenti e al fine di svincolare gli interventi dalle condizioni della corrente e dal livello del fiume, è stato deciso di operare da terra, installando le canne di iniezione mediante perforazione direzionata di piccolo diametro a partire dalla riva. Le perforazioni sono state effettuate seguendo un andamento curvilineo, con un angolo di partenza di circa 20 gradi sull’orizzontale, e orizzontali alla quota dell’intervento. Vista la presenza di terreni alluvionali grossolani, si è predisposto un sistema di perforazione (rotopercussione) che consentiva, anche in presenza di grossi clasti, di poter penetrare senza subire deviazioni indesiderate.

La sequenza delle perforazioni è stata costantemente controllata mediante una sonda elettronica contenuta all’interno della prima asta (sonde housing) avvitata dietro al martello (percussive device). Tra martello ed asta magnetica era presente un “gomito” interface sub o bent sub, che presentava un angolo variabile da 1 a 2°.

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