ven | 26 | giugno | 2020

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GEOTERMIA, SMENTITA L’ATTIVITÀ SISMICA INDOTTA DALLE PERFORAZIONI

GEOTERMIA, SMENTITA L’ATTIVITÀ SISMICA INDOTTA DALLE PERFORAZIONI

Il progetto europeo Descramble (Drilling in dEep, Super-CRitical AMBients of continentaL Europe), co-finanziato dai fondi Ue di Horizon 2020 e condotto a Larderello, si è concluso nel 2018 ma continua a dare i suoi frutti: esaminando i dati raccolti durante il progetto, infatti, i ricercatori dell’Università di Ginevra – insieme a quelli dell’Ateneo fiorentino e del Cnr – hanno dimostrato che neanche la perforazione di un pozzo geotermico profondo (sono stati raccolti dati fino a 2,9 km nel sottosuolo) in condizioni di temperatura e pressione particolarmente sfidanti ha causato “attività sismica incontrollata”.

Come spiegano dall’Università di Ginevra, la geotermia “è una soluzione efficiente e non inquinante” contro la crisi climatica in corso, ma – come ogni altra fonte energetica, rinnovabile o meno – non è esente da rischi e impatti ambientali: la soluzione sta nel gestire con cura le operazioni geotermiche. Un’affermazione di semplice buon senso che ha assunto una valenza particolare durante il progetto europeo Descramble, che ha tentato di percorrere una strada mai battuta prima: capire come imbrigliare in completa sicurezza i fluidi geotermici quando l’acqua è in uno stato “supercritico” – ovvero dove alcune proprietà fisiche tipiche dello stato gassoso e di quello liquido si accompagnano –, ed è capace di racchiudere un potenziale d’energia pari a 10 volte quello presente nei pozzi geotermici tradizionali. Il giacimento geotermico di Larderello in Toscana – il più antico del mondo – attualmente produce il 10% di tutta l’elettricità geotermica al mondo, e da tempo si ritiene che a circa 3000 metri di profondità si possano trovare fluidi supercritici: “Gli ingegneri hanno cercato dagli anni ’70 di scavare fino a questo famoso livello di 3.000 metri a Larderello, ma non ci sono ancora riusciti”, spiega Riccardo Minetto, ricercatore del dipartimento di Scienze della Terra a Ginevra. Descramble però c’è andato molto vicino. A 2,9 km di profondità, sebbene non siano stati trovati fluidi geotermici d’interesse commerciale, la temperatura ha superato i 500°C e la pressione i 300 bar: la dimostrazione dell’esistenza di condizioni “supercritiche”. Nell’occasione è stato verificato anche l’emergere (o meno) di sismicità indotta dall’attività geotermica, e i risultati dello studio Tectonic and Anthropogenic Microseismic Activity While Drilling Toward Supercritical Conditions in the Larderello‐Travale Geothermal Field, Italy sono stati appena pubblicati sul Journal of Geophysical Research. Per raccogliere i dati i ricercatori dell’Università di Ginevra hanno installato otto stazioni di rilevamento sismico attorno al pozzo entro un raggio di otto chilometri, per misurare l’impatto della perforazione sull’attività sismica: «La buona notizia è che per la prima volta la perforazione alla ricerca di fluidi supercritici ha causato solo un minimo disturbo sismico, e un’impresa in tali condizioni rappresenta un importante segnale del progresso tecnologico raggiunto», spiega Matteo Lupi, docente al dipartimento di Scienze della Terra dell’Università svizzera, dopo che il suo team ha utilizzato i dati raccolti per distinguere la sismicità naturale dagli eventi “molto deboli” causati dalla perforazione.

(Fonte: greenreport.it)

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