lunedì, Aprile 27, 2026

Yen Binh Cement introduce il PowerROC T35 MKII

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Nel sito estrattivo della provincia di Lao Cai, nel nord del Vietnam, Yen Binh Cement ha introdotto in flotta una nuova perforatrice Epiroc PowerROC T35 MKII, con l’obiettivo di stabilizzare le operazioni in un contesto geologico complesso e ridurre l’incidenza di consumi e fermi non programmati.

L’attività di cava, finalizzata alla produzione di calcare per l’industria del cemento, si confronta con condizioni tutt’altro che uniformi. La presenza di banchi fratturati e discontinui introduce una variabilità significativa nella resistenza alla perforazione, con effetti diretti sulla stabilità del processo, sull’usura degli utensili e sull’efficienza complessiva delle operazioni. Ad aggiungere complessità a questo quadro, dobbiamo tenere presente anche il contesto logistico. La cava è infatti situata in un’area remoto, il che comporta difficoltà maggiori a reperire ricambi e anche accesso ai servizi tecnici.

È su queste criticità che si è innestata la revisione del parco macchine. La flotta precedentemente impiegata includeva una perforatrice Epiroc PowerROC T35 MKI che, pur mantenendo nel tempo buoni standard di affidabilità, ha evidenziato limiti operativi in relazione alla natura del giacimento. Il calcare altamente fratturato determinava variazioni continue nelle condizioni di avanzamento, sottoponendo la batteria di perforazione a sollecitazioni irregolari e aumentando la probabilità di rottura delle aste.

Le conseguenze si riflettevano direttamente sull’organizzazione del cantiere. Le rotture degli utensili interferivano con la pianificazione delle operazioni di brillamento, introducendo ritardi lungo tutta la catena produttiva, mentre la discontinuità delle velocità di penetrazione rendeva instabili i tempi di ciclo e più complessa la gestione dei volumi estrattivi.

Il tema poi dei consumi ha svolto un ruolo chiave nella definizione delle nuove scelte di investimento per la cava. In assenza di un controllo dinamico del regime motore, le macchine infatti tendevano a operare a regimi elevati anche in condizioni non ottimali, con un conseguente aumento del consumo di gasolio. In un sito isolato, questo aspetto incide in maniera diretta sul costo totale di esercizio. Anche la manutenzione risultava penalizzata da accessibilità limitata ai componenti principali e tempi di intervento dilatati, mentre la difficoltà nel reperire operatori qualificati spingeva verso soluzioni più semplici da gestire e meno gravose dal punto di vista operativo.

“Eravamo alla ricerca di una macchina capace di risolvere i nostri due principali problemi: efficienza nei consumi e produttività – spiega Pham Van Hien, Equipment Manager, Yen Binh Cement –. Avevamo bisogno di un impianto che non lavorasse solo di più, ma che lavorasse meglio”.

Sul piano manutentivo, la riprogettazione del layout idraulico e il miglioramento dell’accessibilità ai componenti principali contribuiscono a ridurre i tempi di intervento, mentre la lubrificazione automatica centralizzata garantisce condizioni operative più costanti. L’integrazione di sistemi di monitoraggio remoto, come la piattaforma Fleet+, introduce inoltre un controllo continuo sulle prestazioni della macchina.

Anche l’interfaccia operatore è stata rivista, con una cabina caratterizzata da maggiore visibilità e da un’interazione semplificata tramite touchscreen. Le funzionalità di automazione e gestione delle aste riducono il carico operativo e contribuiscono a contenere l’affaticamento, aspetto rilevante in un contesto dove la disponibilità di personale qualificato è limitata.

Secondo quanto rilevato nelle prime fasi operative, l’introduzione della nuova macchina ha prodotto effetti misurabili in tempi brevi.

“Il consumo di carburante per metro è diminuito di circa il 30% rispetto alla generazione precedente, con un risparmio mensile di circa 2.200 dollari (USD) ai volumi di produzione tipici – conclude Van Hien –. Velocità di penetrazione più elevate e costanti hanno ridotto i cicli di perforazione e reso più prevedibili i programmi di brillamento. La riduzione delle rotture delle aste ha comportato meno fermi non pianificati”.

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